E’ il ritorno di Indiana Jones l’evento più atteso dell’estate cinematografica. Al 61° festival di Cannes oggi è stato il giorno del ritorno di Indiana Jones con la sua quarta avventura, “Il regno del teschio di cristallo”.
A 27 anni dal primo film e a 19 dal terzo, nei cinema dal 22 maggio e in Italia dal 23, assisteremo al ritorno dell’archeologo Harrison Ford.
A circa vent’anni di distanza dalla sua ultima avventura, l’archeologo più famoso del cinema Hollywoodiano riemerge dalle ceneri del tempo e, come da copione, travolge il festival di Cannes con tutta la passione di una quarta avventura a lungo attesa. Croisette impazzita, ressa e spintoni fuori dal Palais per vedere il film, tanti i volti celebri presenti alla presentazione. Alle una in punto nella gremita Sala Lumiere del Palazzo del Festival il clima è degno dell’evento: applausi, fischi e grida di gioia accolgono i titoli di testa di “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” per la prima mondiale. E’ l’inizio di un’avventura che vede già , come al solito, il professor Henry Jones nei guai. Il nemico non è più nazista. In piena Guerra Fredda dr. Jones dovrà vedersela con l’esercito Russo, capeggiato da Irina Spalko, Cate Blanchett.
Il luogo d’inizio è il famoso hangar dell’esercito in cui avevamo lasciato sigillata in una cassa, tra tante altre, l’Arca perduta. Ma non è questa la cassa cui vuole mettere le mani addosso il manipolo di soldati russi travestiti da americani guidati da Irina Spalko (Cate Blanchett in caschetto nero), scienziata ed esoterica preferita al servizio di Stalin: si tratta di una mummia non propriamente egizia, nient’altro che il primo tassello di una ricerca che verte sulla mitica Eldorado e, ovviamente, su un antichissimo teschio di cristallo destinato a fare da chiave per un finale veramente emozionante, ma che tiene insieme molto cinema e molte tematiche di Steven Spielberg. Il film è chiaramente un capolavoro, di quelli che solo l’età matura sa concedere: Spielberg lo dice sin da quando s’è messo all’opera su questo - tanto inaspettato - quarto capitolo della saga creata nell’ormai lontano 1984 assieme al sodale George Lucas. E lo ribadisce anche a Cannes: “Abbiamo creato Indiana Jones, ma appartiene al mondo intero e ora ne siamo solo i custodi: il nostro compito era di dare seguito a ciò che il personaggio significa per tutti coloro che sono cresciuti con lui, ma anche di presentarlo a chi non aveva avuto modo di conoscerlo”. “Il regno del teschio di cristallo” ha tutte le carte in regola per funzionare a perfezione anche oggi, per quanto l’aria che si respira non è propriamente quella plastificata e fracassona dei blockbuster hollywodiani attuali.
Contrariamente ai timori, Harrison Ford in realtà funziona ancora alla perfezione sotto il cappello di Indy e con la frusta in mano. Sicché, dopo il solito incipit a tutto gas, che non è inappropriato definire esplosivo, lo vediamo sospettato di comunismo dall’Fbi che vede “rossi” dappertutto. Sta lasciando la sua cattedra di archeologia quando entra in scena un giovane biker che è l’icona del “selvaggio” di Marlon Brando. I due saltano infrangibili come non mai e partono alla ricerca del professor Oxley, collega di Indiana finito nei guai. Finiscono in Perù, dove ritroveranno la perfida Irina Spalko, ma anche Marion (Karen Allen). Il fulcro dell’azione è il teschio di cristallo, che sembra comunicare tramite Oxley e che vuole a tutti i costi essere riposto nel luogo dal quale è stato rubato: dalle parti della mitica Eldorado.
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